sabato 29 ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

Bosco di quercie nel giardino del Quirinale


Bosco di quercie nel giardino del Quirinale.

giovedì 27 ottobre 2011

L'appello del Fai. Ricordati di salvare l'Italia

L'appello del Fai. Ricordati di salvare l'Italia
Maurizio Dalla Palma
Donna moderna 12/10/2011
«Quando tutto va a pezzi, una famiglia cerca di proteggere la casa» dice in questa intervista Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fondo Ambiente Italiano. “E’ il nostro patrimonio naturale e artistico è la "casa" degli italiani». È la risorsa più preziosa che abbiamo. Solo tutelando e valorizzando le bellezze del Paese potremo uscire dalla crisi. Per questo il Fai lancia una campagna di raccolta fondi. Aderisci anche tu!

Usare il patrimonio di arte e bellezze naturali, il "petrolio" d'Italia, come leva per risollevare il Paese dalla crisi economica. Riscoprire la risorsa più preziosa, quella che ci rende unici al mondo, per salvarci e ritrovare un'identità smarrita. Perché il nostro "oro nero" è quella lista infinita di capolavori artistici e architettonici, siti naturalistici, musei, teatri, che possono servire per rilanciare economia, occupazione, turismo. È l'appello del Fai, Fondo Ambiente Italiano, che lancia dal 4 al 31 ottobre una grande campagna di raccolta fondi a favore della cultura. Il Fai, fondazione privata senza scopo di lucro, da 35 anni coltiva la missione di recuperare i beni culturali. Gestisce 46 siti, ha 112 delegazioni e attraverso 7 mila volontari organizza eventi come Festa "alla" Piazza, che si terrà i115 e 16 ottobre con visite guidate e iniziative in oltre 60 città, in appoggio alla raccolta fondi. Ma l'erosione dei tesori culturali corre più veloce dell'impegno per salvarli. Chiediamo a Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, se è questo il motivo per chiamare la campagna: «Ricordati di salvare l'Italia». «Il senso dell'appello è questo: quando tutto va a pezzi, in una famiglia si cerca di salvare la casa. Il nostro patrimonio culturale e naturalistico è l'abitazione degli italiani. Se recuperato e valorizzato può essere un'opportunità per cambiare in meglio questo sistema economico, colpito dalla crisi». La cultura è il "petrolio" dell'Italia? «Deve esserlo. Le scarpe e le automobili possono farle anche a Pechino. Se l'Italia perde la cultura, rimane senza una risorsa fondamentale. Ma bisogna imparare ad amarla. Se trattiamo la cultura come un prodotto qualsiasi si rischia la mercificazione. Sentiremo ancora proposte come quella del sindaco di Agrigento, che vuole mettere all'asta il "marchio" della Valle dei Templi». La cultura ci può aiutare a uscire dalla crisi economica? «Il 13 per cento della ricchezza prodotta ogni anno in Italia è dato da turismo e attività culturali. Poco, per il Paese con il maggior numero di siti dichiarati Patrimonio dell'umanità dall'Unesco: 47. Ci poniamo l'obiettivo di raddoppiare la percentuale. Vogliamo rimediare al fatto che Francia e Ger, i mania, meno ricche di storia, abbiano più visitatori. All'estero hanno capito che la cultura rende». Non sappiamo valorizzarla? «Assolutamente. Ma il peggio è che non sappiamo quanto è grande il rischio di non farlo. Lo sa che l'Italia è solo quindicesima nella classifica dei Paesi a propensione turistica, superata perfino dalla Svizzera?». Per la cultura non ci sono soldi? «Gli stanziamenti sono lo 0,19 per cento del bilancio dello Stato, circa 1 miliardo e 500 milioni di euro, in calo del 30 per cento negli ultimi cinque anni. La Francia investe 1'1 per cento; l'Inghilterra 1'1,20: sei volte di più!». Risultato: la casa cade a pezzi... «I crolli avvenuti l'anno scorso a Pompei hanno fatto più male all'Italia di qualsiasi altra cosa. Danneggiano l'immagine del Paese, quel che i nostri imprenditori vendono all'estero. Ma molti italiani ancora non s'indignano a vedere che c'erano cani liberi di fare i lo- ro bisogni tra le rovine di Pompei». Il Fai ha 35 anni: se non ci fosse stato, cosa avrebbero perso gli italiani? «La Fondazione ha salvato 46 beni, ricevuti con donazioni e affidamenti. Senza di noi l'abbazia di San Fruttuoso, in Liguria, non sarebbe così bella. Nella Valle dei Templi, in pieno degrado, gestiamo il Giardino della Kolymbetra, un paradiso archeologico. Ma soprattutto in questi 35 anni sarebbe mancata una voce autorevole che ricordasse alle istituzioni che la nostra casa è il patrimonio culturale». Come è andato il 2011? «In un periodo di risorse calanti, abbiamo restaurato e aperto il negozio Olivetti in Piazza San Marco, a Venezia. L'architetto Carlo Scarpa ha realizzato nel 1958 uno spazio commerciale piccolissimo e perfetto. E abbiamo completato il restauro di Villa dei Vescovi, sui Colli Euganei. Quell'edificio grandioso ha inaugurato l'epoca delle ville venete: l'architettura dell'interno è in armonia con il paesaggio, ancora ben conservato». C'è poi il Bosco di San Francesco ad Assisi. «Sarà riaperto 1'11 novembre. Per chi, come me, vive in Umbria è una grande emozione: un percorso tra gli alberi, antico di 800 anni, che parla allo spirito anche per la presenza di un'opera dell'artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto». Quali progetti volete finanziare nel 2012 anche grazie alle donazioni? «Ricordo, tra gli altri, Punta Mesco a Levanto, una proprietà con lecci, pini d'Aleppo, ulivi, vigneti. Devono essere restaurate Casa e Torre Campatelli a San Gimignano e Palazzo Noha a Matera, nella zona più antica dei Sassi, edificato tra il XVI e il XVII secolo. E sul lago di Como la Torre medievale di Ossuccio e la Velarca, una casa-barca progettata dallo studio che ha firmato la Torre Velasca a Milano.. Il maestro Riccardo Muti ha detto che per i politici la cultura è un passatempo inutile. Condivide? «La cultura è considerata un modo per prendere i voti. I politici mettono sullo stesso piano il finanziamento alla Sagra della pappardella con una stagione concertistica. Ma non è così. C'è bisogno di qualità». Con i tagli alla spesa pubblica la cultura potrebbe contendersi le risorse con sanità, scuola, trasporti... «È evidente che l'Italia ha problemi di bilancio. Ma un governo deve avere l'occhio lungo e immaginare il Paese tra 30 anni. Se facciamo quadrare i conti a scapito della cultura noi paghiamo un prezzo che sarà molto alto. Chi parteciperà alla nostra raccolta fondi, oltre a sostenerci, testimonierà la protesta contro le istituzioni che non credono nello sviluppo attraverso la cultura».

Anche loro appoggiano il Fai 1. Martina Colombari, attrice: «Il patrimonio ambientale in cui viviamo ha bisogno di aiuto! Facciamo sì che il nostro sia sempre il Paese più bello del mondo!». 2. Massimo Ghini, attore: «L'ambiente e il patrimonio culturale sono l'eredità più importante che possiamo trasmettere ai nostri figli. Per questo sostengo il Fai». 3. Raffaele Paganini, ballerino: «Amo l'Italia e per questo sostengo il Fai». 4. Giulio Scarpati, attore: «E’ importante essere a fianco del Fai: col suo impegno ogni anno molti beni italiani vengono recuperati e restituiti a tutti noi». 5. I Pooh, popstar: « Facciamo molto poco per proteggere i nostri beni artistici e paesaggistici. "Ricordati di salvare l'Italia" è una mobilitazione di grande significato civile».

martedì 25 ottobre 2011

È nata l'«Associazione parchi e giardini d'Italia»

È nata l'«Associazione parchi e giardini d'Italia»
Il Sole 24 ore - Domenica 9/10/2011
Nata a Roma l'Associazione parchi e giardini d'Italia (Apgi) promossa da Arcus spa e composta da numerose istituzioni (Associazione Civita, Associazione dimore storiche italiane, Fai, eccetera). Apgi ha lo scopo di promuovere congiuntamente la conoscenza e lo studio storico, lo scambio di esperienze e informazioni, il confronto sui sistemi di gestione e manutenzione dei parchi e dei giardini. L'ambasciatore Ludovico Ortona è il presidente della nuova associazione.

sabato 22 ottobre 2011

Alberi storici tutelati come monumenti

Alberi storici tutelati come monumenti
Al. Ar.
Corriere della Sera 8/10/2005
ROMA — E' una tradizione per la Sardegna la longevità. Per gli uomini, come per gli alberi. Ed infatti vive a San Baltolu di Luras (Sassari) l'albero da record: un oleastro che ha impiegato oltre duemila anni per diventare alto 15 metri e largo quasi 12. E' lui l'albero piu vecchio d'Italia. E' lui il capostipite dei «patriarchi verdi», circa 150 esemplari in tutta Italia di alberi monumentali che presto verranno tutelati come fossero la Pietà di Michelangelo o la Porziuncola di San Francesco.
Oggi danneggiare un albero che si trascina dietro millenni di storia o di tradizione, ma anche credenze popolari, é un reato che viene punito con una sanzione amministrativa. «Ma abbiamo pronta una legge che farà diventare penali questi reati», garantisce Gianni Alemanno, il ministro per le Politiche agricole che ieri ha annunciato direttamente al presidente della Repubblica la nuova normativa a tutela di questo storico patrimonio ambientale.
Si festeggiavano i 183 anni del Corpo forestale dello Stato, ieri. E alla cerimonia a Roma Carlo Azeglio Ciampi ha accolto con favore la nuova legge sugli alberi monumentali, un patrimonio che proprio il Corpo forestale da oltre vent'anni si sta occupando di censire, curare, catalogare. «Sono sempre stato vicino al Corpo forestale», ha detto Ciampi. E ha aggiunto: «E' importante la cultura dell'ambiente».
E' importante rispettarlo l'ambiente che ci sta intorno. E conoscerlo. Cominciando proprio dai «patriarchi verdi». «Per i forestali questi giganti della natura rappresentano molto di piu di un patrimonio di cultura e biodiversità da tutelare», dice Cesare Patrone, capo del Corpo forestale. E spiega: «Questi alberi monumentali sono un libro aperto, una pergamena srotolata a cavallo dei millenni che contiene informazioni vive e trascrizioni dettagliate in grado di farci fare un balzo verso il mondo lontano degli ecosistemi che li hanno generati».
Sono oltre vent'anni che le guardie forestali girano in lungo e in largo per boschi e radure a caccia di questi gioielli antichi. E stanno ancora faticando a stabilire a chi tra di loro spetti la palma dell'albero piu alto. Perché stabilire qual é quello piu largo é facile, alla fine. A Sant'Alfio, in provincia di Catania, alle pendici dell'Etna, c'é un Castagno chiamato dei Cento Cavalli: é di ventidue metri la sua circonferenza, agevole misurare che é due metri piu grande di quell'altro castagno che vive a Mascali, sempre in provincia di Catania. Ma come si fa ad essere certi quando le misure si devono fare in altezza, verso il cielo?
Come si fa a stabilire se è piu alto il Liriodendro che cresce nel parco della Besana, in provincia di Como, o una delle Sequoie sempre verdi che crescono nel Biellese, nel Parco Burcina di Pollone, per la precisione? Infatti, non si stabilisce. E ci si deve accontentare di sapere che tutti e due svettano su nel cielo per oltre cinquanta metri, metro piu o metro meno. Ma se non ci si vuole accontentare si puo anche andare a vedere. Gli alberi più alti. O quelli che raccontano le storie di San Francesco o dei Briganti o di Garibaldi: c'é un libro che li racconta tutti ("Grandi alberi d'Italia". De Agostini). Lo hanno scritto i forestali.

sabato 15 ottobre 2011

Lapidi e monumenti, l’arte nei cimiteri

Lapidi e monumenti, l’arte nei cimiteri
ISOTTA BOCCASSINI
MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2011 IL TIRRENO -- Viareggio

Il Comune cataloga le opere di valore realizzate nei quattordici camposanti

MASSAROSA. Lapidi, tombe e loculi? La cura dei cimiteri sta a cuore a tutti ed assume ancor più importanza grazie al piano regolatore cimiteriale messo in atto dal comune di Massarosa.
Nei nostri cimiteri sono presenti innumerevoli lapidi commemorative, vere e proprie schegge di storia dimenticate senza che alcuna legge che le tuteli, e che, non raramente, versano in precarie condizioni di degrado e incuria.
Per questo motivo il Comune a seguito dell’approvazione del piano, avvenuto un anno fa, ha dato il via alla catalogazione di monumenti, lapidi e tombe che si trovano all’interno dei cimiteri del Comune e che abbiano rilevanza dal punto di vista storico/artistico. Sono quattordici i cimiteri interessati, per un totale di 137 opere inserite all’interno della catalogazione. L’architetto Mario Musetti si è occupato di portare a termine questo minuzioso studio, in concomitanza con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Lucca, analizzando monumento per monumento le caratteristiche che eventualmente l’avrebbero resa degna di una maggiore tutela rispetto alle altre. «Le tombe catalogate sono datate non oltre il 1960: si tratta di lapidi, statue e cappelle gentilizie che rappresentano un importante patrimonio per la collettività. Come stili, predominano la scuola pietrasantina e quella lucchese, ma nessuna opera risulta firmata».
Sui quattordici cimiteri presenti all’interno del Comune solamente sette contengono monumenti funebri di particolare rilevanza artistica: sono quelli di Bozzano, Quiesa, Massarosa, Pieve a Elici, Stiava, Corsanico e Massaciuccoli. «Da queste prime analisi, che sono state avviate l’11 aprile 2011 - prosegue l’architetto Musetti - la Sopraintendenza di Lucca potrà decidere di fare approfondimenti sulle opere che ritiene degne di maggiori studi e analisi».
Tra i monumenti, oltre a lapidi, tombe e cappelle gentilizie, troviamo figurativi come madonne, cristi, angeli alati, ma anche piangenti, tutti realizzati con marmo versiliese e in stile decisamente realistico. «Sono rimasto sorpreso dall’enormità di materiale a disposizione - conclude l’architetto -, e sono certo che molte opere saranno sottoposte dalla Sopraintendenza a ulteriori analisi e approfondimenti, col fine di garantirgli un’ulteriore tutela».
«Questa catalogazione è un impegno che ci eravamo assunti in Consiglio Comunale in occasione dell’approvazione del piano regolatore cimiteriale - spiega l’assessore Damasco Rosi. È un atto doveroso mettere fine al vuoto normativo che si protrae da molti anni, garantendo la tutela di monumenti di particolare pregio, ingiustamente sottovalutati e oggetto di degrado e incuria».