domenica 30 dicembre 2012

ARCHEOLOGIA DEI PAESAGGI MEDIEVALI DELLA TOSCANA

ARCHEOLOGIA DEI PAESAGGI MEDIEVALI DELLA TOSCANA ARCHEOLOGIA DEI PAESAGGI MEDIEVALI DELLA TOSCANA

Pat, nasce la nuova città

Pat, nasce la nuova città
P.N.D.
Il Gazzettino, Venezia, 24/12/2012
Il consiglio comunale ha approvato il piano strategico per il territorio metropolitano
Stop alle grandi navi, scatta l’iter per stadio e il Quadrante di Tessera

Il criterio è quello di non "consumare" suolo, ma di valorizzare gli spazi già esistenti. Certo, lo sviluppo della città - Venezia, Mestre, Marghera - è garantita. Lo "sfogo" sarà verso Tessera e il suo Quadrante. Il resto dovrà essere valorizzato ma senza "mangiucchiare" nuovi territori. E se soluzioni ci dovranno essere queste saranno "in verticale", recuperando gli spazi esistenti all'interno dei perimetri cittadini. É un po' questa la filosofia del Pat, il Piano di assetto del territorio, approvato l'altro giorno in consiglio comunale con 22 voti favorevoli, sette contrari (Pdl, Lega, Prc, Funari) e due non votanti (Conte del Pd, Lastrucci). Un "passaggio" storico che punta a delineare la città soprattutto in funzione metropolitana. E in questo senso vanno intesi in particolar modo scelte strategiche come l'area di Tessera (stadio, casinò, zone sportive); il no attuale alla seconda pista dell'aeroporto, ma con ampi margini di manovra sul futuro, anche in relazione agli assi con gli scali di Treviso e Trieste; la scelta per un rilancio della manifattura a Porto Marghera secondo standard da Terzo millennio e infine la "grande partita" della mobilità che farà perno sul tram, sul raccordo con il Sistema ferroviario metropolitano costituendo una grande "C" in relazione all'interscambio tra Venezia-Santa Lucia-Mestre-Aeroporto. Criteri che hanno portato anche al "no" al progetto sulla sublagunare anche se - come riferiamo qui sopra - la "metropolitana" rimane all'ordine del giorno, sempre che vi sia un progetto adeguato e nuovo, e non quello finora conosciuto ormai superato dalle circostanze e dalle innovazioni tecnologiche. Altro punto centrale anche il "no" deciso alla grandi navi nella Laguna di Venezia. «E un piano - chiarisce l'assessore all'Urbanistica, Ezio Micelli - che ricalibra la città d'acqua e di terra. Mi ritengo molto soddisfatto. Non puntiamo all'espansione territoriale, ma a ricostruire». E sul Pat approvato gongolano Giuseppe Caccia, Camilla Seibezzi e l'assessore Gianfranco Bettin (In Comune). «Tanti elementi positivi - sostengono - e condivisi con la cittadinanza per il governo del territorio bloccando mire speculative e imposizioni dall'alto». Carlo Pagan (Pd) ribadisce invece l'impegno del Partito Democratico: «Abbiamo detto sì ad uno strumento di pianificazione strategica fondamentale - sottolinea - che tiene, tra l'altro, in forte considerazione la questione ambientale e la tutela del territorio». Contesta l'approvazione del Pat, Sebastiano Bonzio (Prc): «La mia idea - taglia corto - era diversa, oltre che nei contenuti, anche nel metodo. É stato dato l'ennesimo schiaffo alla partecipazione democratica dei cittadini e pure, per altri versi, al consiglio comunale».

martedì 31 luglio 2012

Venezia. Tutela del Paesaggio, Italia Nostra contro il Comune

Venezia. Tutela del Paesaggio, Italia Nostra contro il Comune
a. v.
La Nuova Venezia 28/7/2012
Il Comune non vigila sulla tutela del Paesaggio. E rilascia le autorizzazioni paesaggistiche ai progetti edilizi su delega della Regione «senza averne i requisiti di legge». Un esposto firmato da Italia Nostra, Ecoistituto, Lipu e associazioni ambientaliste del Lido è stato presentato al presidente Zaia e alla giunta regionale. E' solo in apparenza una questione di ordinaria burocrazia. Perché dal parere sul Paesaggio può dipendere a volte il destino di grandi e piccole opere destinate a trasformare il territorio. Come ad esempio, scrivono le associazioni, i nuovi progetti del porto turistico a San Nicolò, le villette a Ca' Roman, i nuovi parcheggi con darsena previsti agli Alberoni. «C'è il rischio», scrivono nell'esposto, «che l'espansione edilizia avvenga senza adeguati controlli a scapito del patrimonio paesaggistico e naturalistico, malgrado i vincoli e le norme di tutela vigenti, tra cui la legge Speciale. Adesso gli esponenti chiedono esplicitamente alla Regione di procedere alla revoca della delega al Comune. Che avrebbe impiegato per questo importante ufficio (per cui la legge del 2004, il Codice dei Beni culturali e del paesaggio prevede specifiche competenze tecnico scientifiche), due geometri e un perito industriale ricondotti all'autorità dell'Edilizia privata, cioè l'ufficio che rilascia le autorizzazioni edilizie. Meglio sarebbe, è la conclusione dell'esposto, chiarire una volta per tutte la competenza paesaggistica della Commissione di Salvaguardia che riguarda oltre a Venezia anche gli altri comuni di gronda. Uno dei progetti che attendono il parere paesaggistico è il nuovo insediamento agli Alberoni, con parcheggio e darsena. «Su questo il Comune non sa nulla, le commissioni si pronuncino per tempo», chiedono i comitati.

lunedì 30 luglio 2012

Una legge anti-cemento per salvare i contadini

Una legge anti-cemento per salvare i contadini
Carlo Petrini
La Repubblica 25/7/2012

IERI il ministro delle Politiche agricole e forestali, Mario Catania, ha convocato a Roma una conferenza intitolata “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”. Un evento piccolo, ma a suo modo storico, perché in Italia è finalmente caduto un pesante velo istituzionale. Per la prima volta un ministero riconosce apertamente che il consumo di suolo è un problema grave e quindi una priorità. È STATO presentato un rapporto ufficiale con statistiche eloquenti e, un po’ a sorpresa, un disegno di legge «in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo» che, tra le altre cose, propone con grande coraggio l’abolizione dell’uso da parte dei Comuni degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente. Il suolo è un bene comune. Una volta cementificato perde fertilità in maniera irreversibile, smette per sempre di produrre cibo, bellezza, cultura. Tre elementi che sono le nostre migliori ricchezze, che continuiamo a sperperare senza ritegno. A tal proposito, sia sufficiente una citazione attribuita all’economista John K. Galbraith: «Penso alla vostra patria, alla bellezza del suo paesaggio, alle vestigia storiche, alla sua agricoltura, al suo turismo. Se voi oggi siete in crisi è colpa vostra». È colpa nostra bruciare risorse uniche: secondo il rapporto del ministero dal 1971 al 2010 abbiamo perso il 28% della superficie agricola utilizzata, un’area grande come Lombardia, Liguria ed Emilia- Romagna. Ogni giorno si cementificano 100 ettari di suolo e l’agricoltura italiana soddisfa soltanto più l’80% del nostro fabbisogno alimentare. Se per alcuni decenni l’agricoltura ha sopperito alla diminuzione dei terreni con l’incremento delle rese delle coltivazioni, oggi ciò non è più possibile per motivi strutturali e di sostenibilità ambientale. L’agricoltura industriale non può andare tanto oltre quanto non si sia già spinta. Intanto il sistema di produzione del cibo soffre profondamente. Scarsa remunerazione ai contadini, una filiera iniqua che penalizza soprattutto gli agricoltori e una mancanza cronica di giovani che rigenerino le nostre campagne sono un perfetto apripista per la perdita dei nostri terreni fertili, sia per cementificazione, sia per abbandono. La crisi del mondo agricolo è la prima causa del male, perché se distruggiamo i presidi principali del territorio, ovvero le persone che lo lavorano e lo curano, non ci sarà più speranza. Per ritrovarla servono nuovi paradigmi, creatività, nuove priorità. Ciò che giustamente Catania vuole incentivare: «Serve una battaglia di civiltà, per rimettere l’agricoltura al centro del modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardi le proprie potenzialità. Noi usciremo vincenti da questa crisi se lo faremo con un nuovo modello di crescita». Dalla buona agricoltura non si prescinde, e quindi non si deve prescindere dalla tutela dei terreni. Il disegno di legge presentato ieri è un primo passo importante. Intanto perché è una novità assoluta, che recepisce una sensibilità sempre più diffusa tra la società civile. Sono tante le associazioni già al lavoro, e ricordo che è partita la campagna per un “Censimento del Cemento” da parte del Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori”: è stata spedita a tutti i Comuni d’Italia una scheda per censire gli edifici costruiti e inutilizzati, ma in pochi hanno già risposto. Che si diano da fare però, perché avere dati certi è una base indispensabile per lavorare a una legge più giusta possibile. Intanto il ministero, attraverso il metodo della concertazione, ieri ha saggiamente invitato le associazioni ambientaliste, degli agricoltori e tutte le altre istituzioni a pronunciarsi sul disegno di legge, suggerendo modifiche e migliorie al testo (che potete scaricare dal sito www.slowfood.it). Questo è incoraggiante, a prescindere da alcuni limiti che l’attuale stesura contiene. Nel disegno di legge c’è però una proposta quasi rivoluzionaria: l’ultimo articolo del testo propone di abolire l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei Comuni. Ciò significa spezzare il secondo meccanismo principale che porta alla sciagurata cementificazione del nostro Paese: la continua emergenza economica degli enti locali che quasi non possono più esimersi dal sacrificare le proprie terre fertili per fare cassa. Andranno sicuramente previste delle compensazioni, perché è arduo pensare di togliere una risorsa così importante mentre si fa fatica a garantire i servizi essenziali, ma il meccanismo prima o poi si dovrà rompere: è un po’ come se durante un inverno freddissimo, quando non funziona più il riscaldamento di casa, iniziassimo a bruciare tutti i nostri mobili. Alla fine rimarremmo senza mobili e intanto il freddo non sarebbe passato: un lentissimo doppio suicidio. È invece necessario puntare alla vita, che può essere ben rappresentata dall’immagine di un suolo fertile che produce cibo, bellezza, piacere e, ve l’assicuro, potenzialmente così tanta nuova economia da riuscire a sovvertire anche la crisi più nera.

giovedì 5 aprile 2012

"Scompariranno 75 ettari al giorno"

Rapporto-shock di Fai e Wwf "Sempre più abusivismo". L'Italia del cemento "Scompariranno 75 ettari al giorno"
CARLO BRAMBILLA
la repubblica, 01 febbraio 2012

MILANO - Un pericoloso «incendio grigio» sta bruciando il paesaggio italiano. Niente a che vedere con le fiamme dei veri roghi. Il territorio del Bel Paese rischia di venire definitivamente incenerito da un'immensa colata di cemento che lo sta sommergendo giorno dopo giorno.

A lanciare l'allarme, con un nuovo drammatico dossier, presentato ieri, "Terra rubata. Viaggio nell'Italia che scompare", sono due grandi associazioni ambientaliste, il Fai, Fondo per l'ambiente italianoe il Wwf. Non solo una valanga di dati allarmanti, evidenziati dalla ricerca, promossa dall'Università degli Studi dell'Aquila, in collaborazione con la Bocconi di Milano, ma un appello pressante a l G o v e r n o Monti perché l ' e m e r g e n z a economica non lo distolga dall'intervenire attivamente in un'altra emergenza non meno grave: la salvaguardia del territorio. «Un consumo di suolo che nella sola pianura padana divora ogni giorno molti ettari di campagne fertili che sono assorbiti per sempre dal cemento - denuncia Fulco Pratesi, presidente del Wwf. - Un danno ancora più grande della distruzione fisica, perché i terreni vicini non vengono più coltivati nella speranza che un domani diventino edificabili». L'indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, sottolinea come l'area urbana in Italia, negli ultimi 50 anni, si sia moltiplicata di 3,5 volte, aumentando dagli anni Cinquanta ai primi del Duemila, di quasi 600 mila ettari, oltre 33 ettari al giorno. Un ritmo che si sta spaventosamente incrementando. «Le lobby del cemento e del mattone fagociteranno per sempre, nei prossimi 20 anni, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalisticie paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale, che non saranno più restituiti alla collettività - denunciano gli ambientalisti. - E la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600 mila ettari».

Città che crescono anche quando gli abitanti diminuiscono. Un consumo irreversibile del suolo che ha nell'abusivismo edilizio la sua causa più insidiosa. Secondo i dati ufficiali riportati nel dossier dal 1948 a oggi si sono registrati in Italia 4,6 milioni di abusi edilizi: 75 mila all'anno, 207 al giorno. Nello stesso periodo sono stati costruiti 450 mila edifici abusivi per un totale di un milione e 700 mila alloggi abusivi abitati da circa 6 milioni di abitanti. Interessi economici favoriti da un'assenza di pianificazione urbanistica. E da varianti e deroghe concesse ad hoc da amministratori complici.

Non solo lamenti. Per contrastare i «ladri di territorio» e arrestare il consumo di suolo Fai e Wwf suggeriscono una precisa Road Map con 11 linee di intervento. Da piani urbanistici che pongano rigidi limiti al nuovo edificato, alla lotta severa all'abusivismo. In particolare si chiede che venga aumentato il grado di tutela delle coste introducendo un'estensione generalizzata dei 300 metri di salvaguardia dalla linea di battigia sino ad almeno mille metri, come aveva previsto in Sardegna il piano paesistico della giunta Soru. Si chiede inoltre che vengano introdotti meccanismi fiscali che prevedano da un lato un più severo regime di tassazione sull'utilizzo di nuove risorse territoriali e dall'altro individuino agevolazioni sul riuso virtuoso di territorio.

lunedì 2 aprile 2012

Così il cemento sta ingoiando l'Italia

Così il cemento sta ingoiando l'Italia
RENATO RIZZO
01/02/2012 - LA STAMPA

Il Wwf pungola il governo sulle sfide ambientali 2012
Allarme di Fai e Wwf: "Continua la distruzione del paesaggio, la nostra risorsa più preziosa"

Milano

Avete presente la superficie di un campo di calcio? Moltiplicatela per 75 e avrete la dimensione del territorio che, ogni giorno nei prossimi 20 anni, in Italia verrà «rubato» dall’edilizia: il che significa, per restare alla rappresentazione plastica dello scempio, l’equivalente d’una regione grande come il Friuli Venezia Giulia che si perde in un «nulla» arrembante come una visione di Tolkien e viene sostituita da 6400 chilometri quadrati di mattoni e cemento. Non è la previsione di qualche Cassandra ambientalista, ma il risultato d’una ricerca scientifica promossa dall’Università dell’Aquila con la Bocconi di Milano che ha analizzato i piani regolatori di 11 regioni. La proiezione elaborata su questi dati costruisce un viaggio dentro la bella Italia che scompare e che Fai e Wwf hanno illustrato ieri lanciando l’allarme per «tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli, spazi di aggregazione sociale che non saranno mai più restituiti all’ambiente e alla collettività con un processo irreversibile e in costante crescita».

Le cifre disegnano un quadro buio. L’erosione del suolo, negli ultimi 50 anni, è avanzata a un ritmo incalzante: da un minimo del 100% in Umbria, Liguria, Valle d’Aosta e Friuli, sino a oltre il 400% in Molise, Puglia e Abruzzo e più del 500% in Emilia Romagna. «Per la Puglia - spiegano Costanza Pratesi del Fai e Gaetano Benedetto del Wwf - la copertura urbanizzata è quasi sei volte quella misurata nel primo dopoguerra. Caso esasperato, quello della Sardegna: in poco meno di 60 anni le urbanizzazioni sono cresciute del 1154%». Il Paese - secondo le associazioni ambientaliste - è rimasto in pratica seduto sul suo patrimonio culturale e paesaggistico oscillando tra scarsa attenzione, disimpegno e condoni: «Quando parlo ai politici di questi argomenti ha attaccato Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai - vedo scendere una tendina sui loro occhi. Non si rendono conto che la soluzione del problema non può essere rimandata sempre a domani. Perché quel domani è già qui». Drammatico. Perché il paesaggio non è solo «uno stato d’animo», come sosteneva Verlaine, ma una delle nostre risorse migliori.

Accanto a questa deriva d’inerzia, quella dell’illegalità, rappresentata dall’abusivismo edilizio che, dal 1948 a oggi, ha ferito il Paese con 4,5 milioni di illeciti (una media di 207 al giorno) e il lavoro delle cave che «hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e altri 320 di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali». Per capire: l’equivalente di un solido di 250 metri d’altezza per un chilometro di lunghezza. Il tutto in un’Italia già così fragile sotto il profilo idrogeologico in cui il 70% dei comuni è interessato da frane.

Che fare? Secondo Fai e Wwf non si tratta di arrestare la crescita del Paese, ma di armonizzarla. Costanza Pratesi: «La Road Map che proponiamo per fermare i “ladri di terra” prevede, tra l’altro, di innovare i piani paesistici ponendo limiti alle nuove costruzioni, tutelando anche le aree di pregio naturalistico attualmente non protette e quelle agricole. Per quanto riguarda le coste, poi, portare da 300 a 1000 metri dalla battigia - come aveva fatto il governatore Soru in Sardegna la distanza minima per poter edificare». Aggiunge Gaetano Benedetto: «Sarà utile anche controllare l’espansione delle città verso le campagne con il cemento che divora i terreni agricoli. E fare come accade in Germania e come già è stato deciso a Merano: aumentare l’imposizione fiscale per chi intende fare nuove costruzioni in zone verdi e, al contrario, introdurre agevolazioni per chi lavora alle ristrutturazioni e al riuso di aree già urbanizzate».

domenica 25 marzo 2012

Apre al pubblico la Villa Romana di Gioiosa Jonica

Apre al pubblico la Villa Romana di Gioiosa Jonica
Silvia Lambertucci
Cultura (24/03/2012) GAZZETTA DEL SUD

Luoghi esclusivi come Villa Madama a Roma o la settecentesca villa di Berlusconi a Gerno di Lesmo, sulla Valle del Lambro, che tra l'altro è purtroppo già sold out. Ma anche le fascinose fabbriche d'epoca, come il Cappellificio Cervo di Sagliano Micca in provincia di Cervia o il sito archeologico della Villa Romana del Naniglio in Calabria. Ormai ci siamo: con il calendario che ha segnato ufficialmente l'entrata della stagione che segue l'inverno, torna in questo weekend l'appuntamento cult con le Giornate di Primavera del Fai.
Oltre 670 occasioni in tutta Italia, e tra le opportunità da cogliere al volo ci sono anche le passeggiate nei borghi, gli itinerari, persino le biciclettate. Per il Fondo ambiente italiano, che questo appuntamento lo rinnova da vent'anni, la Giornata di Primavera è l'occasione per rilanciare l'appello al contributo dei privati. Bastano due euro, ricorda il vicepresidente esecutivo Marco Magnifico, con un sms al 45504. Di seguito, una selezione delle aperture. Alcune sono riservate ai soci Fai, meglio quindi controllare sul sito (www.giornatafai.it):
- Gioiosa Jonica (Reggio Calabria): per gli appassionati di archeologia apre (oggi per iscritti Fai domani per tutti) Villa Romana del Naniglio, un sito che risale al I secolo a.C. con mosaici appena scoperti che per la prima volta vengono mostrati al pubblico.
- Milano: sold out le prenotazioni per il Carcere di San Vittore, c'è però il Palazzo della Banca d'Italia che apre al pubblico per la prima volta nella sua storia. Oltre agli arredi originali dell'epoca nel palazzo ci sono grandi opere d'arte, dai Dioscuri di Giò Pomodoro ad alcuni capolavori di Balla, Guttuso e Hayez. Sempre a Milano, si annuncia divertente e affascinante la visita ai Laboratori Scala Ansaldo, l'imponente struttura dove nascono gli spettacoli che andranno in scena sul palco del Teatro alla Scala (costumi, scenografie..) già aperta una volta nel 2006.
- Gerno di Lesmo (Monza Brianza): Bellissima e piena di meraviglie, adagiata in posizione ultrapanoramica sulla valle del Lambro, apre per la prima volta per pochi fortunati "il Gernetto", ovvero la settecentesca Villa Mellerio, acquisto recente dell'ex presidente del Consiglio Berlusconi (iscritti Fai).
- Napoli: il Convento di clausura delle Trentatrè, fondato nel 1540 nel centro della città, chiamato così per il numero massimo delle monache che poteva ospitare in omaggio agli anni di Cristo (visite guidate, obbligatoria la prenotazione allo 0817618514). Solo per gli iscritti Fai oggi e per tutti domani mattina, è da non perdere l'ottocentesca Villa Rosebery, splendida residenza napoletana del presidente della Repubblica, ritenuta uno dei principali esempi del neoclassicismo nel capoluogo partenopeo.
- Venezia: La Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, vasto complesso assistenziale voluto dalla Repubblica Veneziana per risolvere la piaga dell'accattonaggio, costruito nel Seicento, che conserva opere del Veronese e di Tintoretto (soci Fai).
- Cagliari: Chiuso da tantissimo tempo apre – solo domani – il sito archeologico di Tuvixeddu, con una incredibile necropoli punica che è stata zona di cava fino agli anni Cinquanta.
- Orvieto: (iscritti Fai) si può entrare nella Torre del Maurizio e soprattutto nel meccanismo del famoso orologio con automa.
- Roma: Per chi conoscesse già Villa Madama o non avesse fatto in tempo a prenotarsi, nella capitale c'è un'altra occasione da non perdere: il secentesco Complesso Borrominiano dell'Oratorio dei Filippini. Nel progetto c'è anche la mano di Borromini, che realizzò la facciata, la biblioteca e la torre dell'orologio. Si possono visitare le stanze dove visse e morì San Filippo Neri (oggi iscritti Fai, domani tutti).

mercoledì 7 marzo 2012

Nettuno vista dalla strada di Porto d'Anzio


Nettuno vista dalla strada di Porto d'Anzio.

venerdì 2 marzo 2012

Paesaggio con olivi sul mediterraneo: sarà patrimonio dell'umanità?

Paesaggio con olivi sul mediterraneo: sarà patrimonio dell'umanità?
di Emanuele Coen
L'Espresso, 6 gennaio 2012

Una grande striscia verde, milioni di ettari di oliveti, si estende a macchia lungo le sponde del Mediterraneo. Un tempo dall'Hiberia partivano i rifornimenti di olio per Roma, e anche ora la Spagna è il primo produttore mondiale. In Albania si realizza invece l'ottima varietà Kalinjot e la provincia di Meknes, in Marocco, vicino al sito archeologico di Volubilis, ospita centinaia di piante secolari. Così si prosegue fino all'Italia, dove la filiera dell'oro verde dà lavoro a un milione di persone.
Oggi oltre il 95 per cento dell'olio d'oliva prodotto nel mondo proviene dall'area del Mare Nostrum, dove però ognuno difende le proprie specialità senza fare squadra, con il rischio che Australia, Stati Uniti, Cile e Argentina guadagnino spazio sui mercati. Ora però, a un anno dal riconoscimento della dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell'umanità, presto sul tavolo dell'Unesco potrebbe finire il dossier per sostenere la candidatura del paesaggio olivicolo mediterraneo. L'associazione nazionale Città dell'olio ha infatti dato vita a Imperia alla Rete delle città dell'olio mediterranee (Recomed), coinvolgendo 15 Paesi: oltre al nostro, Albania, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Israele, Libano, Marocco, Montenegro, Portogallo, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia.
"Ci si schiera non solo a tutela di un paesaggio geografico" dice Enrico Lupi, presidente dell'associazione, "ma soprattutto di cultura, storia e tradizioni millenarie comuni. Inoltre, vogliamo creare un network in grado di controbilanciare, nel settore agricolo comunitario, il peso dei Paesi del Nord e del Nord-Est dell'Europa".
L'iniziativa fa riflettere anche sull'urgenza di tutelare il territorio. Solo in Liguria, infatti, negli ultimi dieci anni la superficie agricola utilizzata è calata del 32 per cento, il record negativo tra le Regioni italiane, con conseguenze pesanti sull'occupazione. Con qualche eccezione. "Negli ultimi tempi infatti" dice Lupi "nella zona del Ponente ligure molti giovani sono tornati a occuparsi degli oliveti".
E per far scoprire a tutti le qualità del loro olio, dal 4 febbraio al 31 marzo, venti comuni della Riviera dei Fiori ospiteranno Olioliva (olioliva.tv), con weekend di degustazioni, visite guidate a frantoi, oliveti, ristoranti e osterie per celebrare l'extravergine di olive taggiasche, una delle varietà più pregiate made in Italy.
Tra centinaia di etichette Dop e Igp il mondo dell'olio assomiglia del resto sempre di più a quello del vino. E fra i gourmet e assaggiatori c'è Marco Oreggia, autore, insieme a Laura Marinelli, di Flos Olei 2012 (Marco Oreggia editore, pp. 800, euro 30), monumentale guida ai migliori extravergine del mondo. "Su 1.300 varietà mondiali, circa 700 sono italiane" dice. "E se, per il vino, la diaspora delle varietà parte da Italia e Francia, per l'olio sono Italia e Spagna ad averle traghettate nel resto del pianeta".

martedì 7 febbraio 2012