venerdì 26 aprile 2013

domenica 14 aprile 2013

I giardini di agrumi del Garda, un tesoro a rischio estinzione

I giardini di agrumi del Garda, un tesoro a rischio estinzione
Corriere della Sera
 edizione Brescia
 giovedì 4 aprile 2013

«Giardini d'agrumi». Ne scriveva già Bongianni Grattarolo nel '500. Oggi si parla di limonaie. Tra Salò e Limone erano quasi ottocento un secolo e mezzo fa, come dimostra una ricerca catastale di Alberta Cazzani all'Archivio Storico di Milano. Oggi molte risultano scalfite dagli anni o crollate del tutto, con vaghe tracce.
Qualche struttura è stata oggetto di ruvido calcolo di trasformazione della metratura delle campate (l'area produttiva) e degli adiacenti depositi degli attrezzi (i «caselli») in volumi residenziali. È così toccato alla magistratura fare chiarezza, perché le limonaie hanno la palese caratteristica e la scontata esigenza di essere bene esposte al sole e di trovarsi in invidiabili punti panoramici. Peculiarità che non sfuggono al mercato immobiliare, come è successo a Bezzuglio, Toscolano Maderno e Gargnano, con esempi di conversione in residence o piscine e addirittura, in un caso creativo, in allevamento di fagiani.
Pur non trascurando le esigenze economiche, c'è però chi è attento ad aspetti culturali, dettati dal rispetto di questi esempi di archeologia di tipo agricolo, quantificabili oggi tra le 120 e le 140 unità, in condizioni che oscillano dal buono al fatiscente. L'argomento ha proposto libri e convegni (un incontro è in programma a Salò, Sala dei Provveditori, stasera alle 21) su particolari affascinanti di queste «serre» per la coltivazione di agrumi a ridosso del 46° parallelo, la più settentrionale latitudine al mondo per questo limoni, cedri e arance.
«Le limonaie rappresentano un aspetto eccezionale di utilizzo di energia alternativa del sole e attraverso l'effetto serra» spiega Giovanni Cigognetti, uno dei massimi conoscitori del tema, che rimarca «la tipologia architettonica bioclimatica ed un classico esempio di tecniche dolci per l'energia».
Le limonaie, con esposizione verso Est per «catturare» i raggi del sole, esigono chiusura e copertura da effettuarsi in novembre e scopertura in primavera. Si aggiunga il sistema di canalizzazione per l'irrigazione e, se la temperatura invernale si fa rigida anche sul mite Garda, la necessità di intiepidire l'ambiente, procedura che un tempo avveniva attraverso l'accensione di fuochi.
I pilastri in cemento e pietra delle limonaie si innalzano a decine verso il cielo gardesano, illustrati in centinaia di antiche stampe. Costruzioni del genere sarebbero oggi viste come uno scempio, paesaggisticamente incompatibile e con un forte impatto visivo. Ne era poco entusiasta lo stesso scrittore inglese David Herbert Lawrence che, giusto un secolo fa, le definiva «enormi, brutti capannoni, squallidi a vedersi».
Non mancano, per fortuna, ottimi esempi di recupero, portati a modello dai tecnici, come le limonaie Chizzolini e Paterlini a Gargnano o altri casi — positivi questa volta — a Bezzuglio, illustrati da Attilio Mazza. Queste costruzioni sono oggi osservate con sensibilità diversa e si tende a valorizzare i segni della storia del lavoro gardesano da quando, sette secoli fa, i frati francescani — scriveva Giuseppe Solitro — portarono qui i primi agrumi. Lo confermano sei capitelli del trecentesco chiostro di San Francesco a Gargnano, spiega Domenico Fava.
A fronte di una sviluppata coscienza complessiva del patrimonio, il futuro delle limonaie potrebbe però non essere garantito dalla attuale normativa. Basti ricordare che la Comunità Montana Parco dell'alto Garda non ha uno specifico Piano di Settore. Di conseguenza ogni comune si regola singolarmente.
Oggi le limonaie produttive sono solo una manciata, figlie di interventi difficili e costosi. Per questo Cigognetti non si scandalizza se il loro futuro consistesse in una parziale e non devastante trasformazione in residenza. A patto di non scordare il sistema di raccolta delle acque e di irrigazione, altre manutenzioni e l'indispensabile intervento sulla travatura in legno che collega i pilastri in pietra, saldandoli. Il Garda è zona sismica e il rischio di crolli è concreto: ci si potrebbe trovare di fronte a belle abitazioni accanto a semplici terrazzamenti, senza più memoria dei giardini di agrumi cantati da Goethe.

Italia nostra: tutelare montagna e prati

Italia nostra: tutelare montagna e prati
Marika Giovannini
Corriere del Trentino, 27/03/2013
TRENTO — Sviluppo equilibrato in montagna, rete viaria da approfondire, moratoria all'urbanizzazione delle aree non edificate ai margini dei centri abitati. Queste le richieste lanciate da Italia nostra al governatore Alberto Pacher nel giorno dell'elezione del nuovo presidente: Beppo Toffolon prende infatti il posto di Salvatore Ferrari.

TRENTO — Basta con la «frenetica atmosfera da luna park» che oscura «la bellezza e la serenità della montagna», ma anche con gli «schemi dispersivi» dell'urbanistica attuale: «Meglio prevedere una moratoria all'urbanizzazione di tutte le aree inedificate poste ai margini degli insediamenti urbani finché le comunità di valle non abbiano stabilito limiti immodificabili ai perimetri degli ambiti urbani».
A pochi mesi dalle elezioni provinciali, la sezione trentina di Italia nostra si rivolge direttamente al governatore Alberto Pacher. E in una lettera aperta, destinata anche agli assessori di Piazza Dante, indica i nodi da risolvere e le direzioni da seguire in materia urbanistica, paesaggistica e infrastrutturale.
L'occasione per fare il punto della situazione è stata la riunione della direzione della sezione di lunedì, nel corso della quale Italia nostra ha rinnovato le cariche. Con un cambio al vertice importante: Salvatore Ferrari, alla guida della sezione dal 2012, si è dimesso dopo aver ottenuto un incarico alla Soprintendenza per i beni storico-artistici della Provincia. «Voglio evitare situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interesse» ha spiegato Ferrari. Al suo posto la direzione ha scelto l'architetto Beppo Toffolon, che finora aveva svolto il ruolo di vice. La seconda carica sarà occupata quindi da Ezio Chini, mentre la segreteria sarà in mano a Cristina Mayr.
Proprio di Toffolon, ancora nelle vesti di vicepresidente, è la firma in calce alla lettera aperta a Pacher, inviata il 26 febbraio: cinque pagine fitte di riflessioni sulla situazione ambientale del Trentino e proposte per migliorare il quadro. «Innanzitutto rivolgiamo alla giunta provinciale un invito al dialogo, in questi anni troppo spesso negato» esordisce Toffolon, che cita due casi emblematici di mancato confronto: l'inceneritore e il carcere di via Pilati.
Poi l'approfondimento sui «principali problemi che ci stanno di fronte». A partire dal rapporto tra turismo e montagna: «L'impressionante rapidità con cui il paesaggio alpino si è trasformato — si legge — deve indurci a riflettere sulle conseguenze di un'espansione turistica senza limiti e a ricercare un utilizzo equilibrato». Così sull'urbanistica: «La tendenza alla dispersione è insostenibile. È imprescindibile conservare ciò che resta delle aree agricole». Ma Italia nostra punta l'attenzione anche sui centri storici («La giunta rifletta sulle conseguenze delle modifiche introdotte alle norme urbanistiche») e sulle ferrovie («Scelte infrastrutturali e urbanistiche non possono più essere affrontate separatamente»). Con proposte precise anche sul fronte delle strade: «Piazza Dante — è l'invito — avvii un approfondimento sul tema della progettazione paesaggistica della rete viaria».

mercoledì 10 aprile 2013

L’AGRICOLTURA È STATA ESPULSA DAL TERRITORIO

L’AGRICOLTURA È STATA ESPULSA DAL TERRITORIO
GINO VANNUCCI
VENERDÌ, 23 NOVEMBRE 2012, IL TIRRENO, Massa - Carrara

I Dati DEL settore 
Negli ultimi 40 anni le aziende agricole in provincia sono passate da 17.000 a sole 3293
* Agricoltura, agronomia e fossi … dimenticati 
I principali dati del Territorio e dell'Agricoltura della Provincia di Massa Carrara dicono che la Superficie Agricola Totale (SAT) della Provincia è passata da 90.000 Ha del 1970 a 20.000 Ha nel 2010, mentre la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è scesa da 45.000 Ha del 1970 a 10.000 Ha nel 2010. Il Rapporto provinciale fra la Superficie Territoriale Totale (circa 115.00 Ha) e la Superficie Agricola Totale negli anni 70 era del 75%; nel 2010 è arrivato al 20%, il più basso fra le Province Toscane, che ha una media regionale del 60%. Le Aziende Agricole Apuane negli ultimi 40 anni sono passate da 17.000 a 3.293; di queste, il 40% coltiva una superficie minore di 1 Ha. Nel Comune di Massa l'andamento al ribasso dei dati sull'agricoltura è ancora più accentuato di quello provinciale, e tende irrimediabilmente allo zero. Negli ultimi dieci anni si registra un calo del 70% nel numero di Aziende, e del'85% dei terreni coltivati (SAU). Le superfici coltivate a seminativi, orti, coltivazioni legnose agrarie (vite, olivo, frutti e agrumi), e orti familiari comprendono ormai solo circa 250 Ha, pari al 2,5% dell'intera superficie comunale e al 5,6% di quella pianeggiante. I pochi operatori agricoli rimasti, inoltre, subiscono i danni diretti ed indiretti dovuti al degrado generale dell'ambiente del territorio. Ad esempio nella fascia compresa fra il mare e l'autostrada, che va da Ricortola a Poveromo, ormai, da anni, non riescono ad avere un franco di coltivazione privo da ristagni idrici che gli permetta di avere una buona riuscita quanti-qualitativa nella produzione degli ortaggi. “ Mirate. ... mirate, … le verdure al marciscene tutte, … an se po' manco entrare in tel campo” è la frase che si sente comunemente riferire da questi agricoltori-cittadini. Ora oltre ai campi, sono sempre allagati anche i giardini e le cantine. Tutto questo riporta ad una gestione di tutta la rete di fossi e canali che hanno caratterizzato l'area della pianura massese, ormai collassata, anche in presenza di piogge ordinarie. La fascia collinare-montana risente della mancanza di coltivazione del bosco e del sottobosco, che spesso è inversamente proporzionale all'età del conduttore, o del tutto assente per l'abbandono dell'area. Come riportato dai dati dell'ultimo Censimento dell'Agricoltura, le Aziende Agricole fanno anche lavori di manutenzione non legate alla attività produttiva, ma che riguardano il paesaggio agrario (Comune di Massa: manutenzioni di muretti 12% delle Aziende, manutenzioni di siepi e filari di alberi 2% delle Aziende) della quali, poi ne possono poi beneficiare tutti i cittadini. Poca cosa certo, ma in alcuni casi il dato è il doppio della media nazionale. La mancanza di Norme per il Governo del Territorio ha permesso il disordine assoluto nello sviluppo urbanistico della città, per cui anche una pioggia ordinaria mette in crisi non solo il settore agricolo ma tutta l'area comunale. Se a queste situazioni agronomico-forestali, aggiungiamo l'erosione, l'inquinamento chimico della zona industriale e quello organico del depuratore, si può dire che tutto l'ambiente del territorio massese negli ultimi 50 anni è stato fortemente compromesso. Che cosa si vuol fare, continuiamo a sperare che non piova, o che piova poco? Se diamo per accertato che i fenomeni atmosferici potranno essere nei prossimi anni sempre più spesso a carattere temporalesco, forse dovremmo rivedere i modelli e le opere di riferimento per la regimazione e lo scolo delle acque fino ad oggi adottati, riportandoli, localmente, a ordinarie Regole per Governo Territorio, abbinandole, ovviamente, al massimo rispetto della natura e dei cicli naturali. Se invece la situazione è irrecuperabile, considerando lo stato fisico dell'acqua, allora, nel periodo delle piogge, dovremmo trasformare le strade in “strade-alveo” in modo da far scorrere l'acqua verso il mare, lungo le strade asfaltate, avendo cura di “ormeggiare” e non parcheggiare l' automobile. * Gino Vannucci è dottore agronomo

mercoledì 3 aprile 2013